Io Bevo Così '18 e qualche consiglio per la prossima estate


22 gennaio, Hotel Excelsior Gallia, Milano. E' andato in scena Io Bevo Così, quest'anno in un'unica edizione (la quinta) in esclusiva per giornalisti ed operatori del settore Ho.re.ca.
Un'unica sala ha raccolto la selezione di Andre Pesce - Vini e più, Posteria e Caffè - e Andrea Sala - That's Wine e, come spesso succede, l'evento è diventato un interessante punto di incontro per poter parlare di vino naturale, salutare qualche amico ma soprattutto scoprire qualche nuova etichetta.



Curiosa la moda che un paio di produttori di nota fama hanno voluto lanciare. Chi? Due rock star della fermentazione spontanea, Aldo Viola e Andrea Cervini (Il Poggio).
Abbandonate le ampie sale dell'affascinante Villa Sommi Picenardi (sede delle passate edizioni primaverili), i due hanno dovuto fare di necessità virtù mischiandosi tra operatori del settore e giornalisti per servire al meglio le loro nuove creature. 


Oltrepassato il muro del banchetto, è stata aggiunta una sorta di confidenza che ha reso il tutto più intimo e sereno, rompendo una barriera di distacco. Chissà se l'esperienza verrà ripetuta...
I loro vini trovano spazio nella mia cantina e sulla mia tavola abitualmente ed, ancora una volta, i due hanno saputo confezionare una linea sempre più precisa e di carattere ma vorrei proporvi qualche novità, almeno per me.



Partiamo dai rifermentati. Tra i nomi nuovi sicuramente ha spiccato l'Insolente (Rm1) vino frizzante. Tutto il frutto della garganega con la mineralità dei terreni che lo rendono non solo perfetto vino da merenda ma qualcosa di più. L'etichetta poi è un inno alla gioia.



Tra i metodo classico la conferma arriva da Cà del Vent con un Memoria '13 da annata fresca che delinea tutta la finezza dello chardonnay con una vibrante acidità, vino che punta sulla verticalità chiedendo aiuto al legno con una pennallata d'eleganza.


Bella sorpresa da Divella, 2 ettari a Gussago tra Chardonnay e Pinot Nero. Lavorazioni identiche per le tre etichette con passaggio per metà in cemento e metà in legno, variano vitigni e sosta sui lieviti. Mi ha convinto per grip il Pinot Nero in purezza, si chiama Clo Clo ed è una bollicina convincente, declinata in rosa, di rara profondità.


I bianchi.
Si parte da una linea decisamente convincente, quella di San Biagio Vecchio. Sabbia Gialla '16 è un bianco per tutte le stagioni, ha frutto, corpo, una fine linea sapida che parte da centro palato e ne accompagna dolcemente il sorso. Dall'eleganza si passa alla golosità del più semplice vino bianco 17 (non ancora in commercio) con un residuo zuccherino che non stona, anzi lo definirei assolutamente impeccabile, piacerebbe a tanti.



Altro sperimentatore impavido, Ligas offre una linea variegata di etichette in tiratura limitatissima. Roditis in varie declinazioni, poi Assytiko etc etc. Cemento, anfora, macerazioni brevi e lunghe, barrique. Variazioni sul tema, si gioca. 


Degustato a casa
Si sprecano i rossi dalla beva coinvolgente. 
Schietto e diretto è il "On est su l' sable" '15 di Laurent Lebled, volume alcolometrico che si attesta sull'11.5% per un Cabernet Franc che gioca su un frutto nitido lasciando solo in sottofondo spunti vegetali.


L'oeil du Diable Poivre d'âine '14 da Uve Cinsault punta anch'esso sulla finezza. Frutto più soffuso e più spezia, fine, spolverata. 


Il Pignatello '14 di Nino Barraco richiama il mare, le note iodate arricchiscono un quadro equilibrato e che diverte il palato.


Chi cerca vini più estremi potrà puntare su Samuel Cano ed il suo Patio Selection che vive in una fase ancora scorbutica ma saprà coinvolgervi.



E poi ci sarebbero tanti altri ma ci sarà modo di raccontarli in altre occasioni. Plauso quindi a chi ha saputo mixare produttori che in grado di garantire un livello medio così alto che mi ha fatto pentire di aver dovuto selezionare gli assaggi. 
All'anno prossimo ;)

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