Valtellina Eroica - I Vini (prima parte)

Addentriamoci ora nella degustazione vera e propria...


1. Spumante Metodo Classico Brut Rosè 2007 – Rainoldi

Che significato può avere il partire da un metodo classico (o champenoise)? Significa accostarsi a un’assoluta novità per la zona? Non proprio poiché sul finire del ‘700, un certo Zoia, in Vite e vino in Valtellina e Valchiavenna, riporta che a Chiavenna si producevano vini chiusi in bottiglie che "fanno balzare il turacciolo, come quelli di Champagne". Vitigni utilizzati, la Chiavennasca al 92% e piccole percentuali di Pignola e Rossola, autoctoni della Valle. Queste uve si trovano ad un altezza compresa tra i 650 ed i 750 metri, altezza importante che garantisce una raccolta e una maturazione adatta a produrre un vino con le bollicine naturali. Alla vista un rosato pallido reso grazioso dalla presenza viva e persistente di bollicine molto fini. Mettiamo il calice al naso, forti e brevi inspirazioni ci parlano di un carattere semplice ma fragrante e fruttato, crosta di pane, piccoli frutti rossi e qualche petalo di fiore bianco. L’attacco in bocca rivela una sensazione molto piacevole di frutta rossa delicata con una nota prevalente di crosta di pane dovuta quasi sicuramente alla recentissima sboccatura e alla permanenza sui lieviti. Tutto ciò in perfetta corrispondenza con le sensazioni olfattive. Il carattere secco con un pizzicore per nulla fastidioso e la giusta acidità a supporto lo rendono adatto ad accompagnare aperitivi, salumi e formaggi di latteria poco stagionati della Valle. 80-85 pt.


2. Terrazze Retiche di Sondrio IGT Tzapel 2010 – Rainoldi

Nebbiolo e Sauvignon oggi sposi con perfetta comunione dei beni, 50% a testa. Il suo giallo paglierino scarico ci parla di un vino fresco, sicuramente da consumarsi giovane, adatto ad un piatto di bresaola della Valle, abbastanza consistente e limpido. Al naso sentiamo profumi molto semplici, fruttati come la mela; poi il Sauvignon ha la meglio, ci ricorda qualche fiore bianco e ci rimanda a sentori erbacei caratteristici. In bocca l’attacco è schietto: freschezza in evidenza con una piacevolissima sapidità che ci porta ad avvicinare più volte il calice accompagnando il tutto con un trito di striscioline di bresaola e finferli piacevolmente freddi conditi con olio crudo e prezzemolo. Vino curioso, da scoprire. 75-80 pt.




3. Terrazze Retiche di Sondrio IGT Nebbiolo 2009 – Fay

Vino…rosso. Di un bel rubino con qualche strizzatina d’occhio al granato. Sicuramente non concentrato ma trasparente e con una buona consistenza. Limpido. Al naso una bella pulizia, un sottile profumo di violetta che identifica con precisione il vitigno utilizzato per fare questo vino. Vino sicuramente pensato per accompagnare il pasto di tutti i giorni, senza troppe pretese. In bocca scalpita, un buon rapporto tra le morbidezze e le durezze, ma che pende con decisione sulle seconde. Abbastanza persistente, si fa accompagnare con piatti semplici di formaggi d’alpeggio, salumi ma anche risotti non esageratamente complessi. 75-80 pt.

4. Rosso di Valtellina DOC 2009 – Ar.Pe.Pe.

Entriamo nella denominazione d’origine controllata con questo vino davvero speciale, che ha nella piacevolezza gustativa il suo punto di forza. Rosso rubino vivacissimo con piccole unghie granate. Consistenza buona e limpidezza che colpisce. Al naso offre un bouquet di piccoli frutti rossi, di prugna, sicuramente profumi primari e un pizzico di secondari. In bocca una gran bella bevibilità e una perfetta corrispondenza con quanto rilevato nelle precedenti fasi degustative. Il vitigno è vivo e si sente, non è nascosto da strane operazioni di cantine, ma ben valorizzato: tannino avvolgente, freschezza e alcolicità ben dosate, buona persistenza. Un applauso a Isabella e a Emanuele, giovani produttori e titolari dell’azienda. Butto i pizzoccheri? 80-85 pt.


5. Valtellina Superiore DOCG Grumello 2007 – Rainoldi

Quando compare il “7” in annata, nella Valle c’è da stare tranquilli - con la dolorosa eccezione dell’anno della grande alluvione, il 1987. Partiamo con la DOCG, Valtellina Superiore sottozona Grumello (dal latino grumus: poggio, altura).Vigneti a picco sulla piana poco avanti Sondrio; in alto, a dominare la sottozona, svetta il Castello di Grumello, trecentesco, distrutto dai Grigioni nel 1526, oggi di proprietà del FAI. Alla vista già fa intendere il suo ottimo carattere. Buona consistenza, rosso rubino tendente al granato, trasparente. Al naso ritroviamo i profumi immaginati e visti quando veniva versato, tipici sentori dei vini di questa sottozona con quel tocco di nocciola tostata che ben si nasconde tra la viola e i leggeri profumi secondari sviluppatisi nei due anni passati in botti di rovere di Slavonia. In bocca dà chiari segnali di buon equilibrio, di ottima beva con un pizzico di alcolicità in evidenza. Felice esempio della denominazione, da abbinarsi a carni bianche e a primi già ben strutturati. 80-85 pt.

6. Valtellina Superiore DOCG 2006 - Le Strie

Con curiosità mi avvicino per la prima volta a un calice del Valtellina Superiore di questa azienda. L’annata è in anteprima mi dicono. Le uve arrivano dalla sottozona della Valgella, compiono un parziale appassimento in fruttaio per circa 30 giorni e il vino matura per qualche mese in botti di rovere di media capacità. Le aspettative sono grandi. E non vengono tradite, seppur il parziale appassimento dona profumi vivaci di confettura in bocca ma non la chiara dolcezza del frutto tipica degli sforzati. Nel calice mi ritrovo un vino di un colore rosso rubino molto intenso e di ottima consistenza. Al naso mi colpisce da subito un netto sentore di liquirizia e di frutti di bosco. Le sensazioni gusto-olfattive combaciano perfettamente con l’idea che mi ero fatto guardandolo e annusandolo: tannino piacevolissimo, buona morbidezza, di carattere molto giovane ma già di buona struttura. Perfetto con selvaggina di buona succulenza e formaggi già ben stagionati. 80-85 pt.

7. Valtellina Superiore DOCG Sassella Il Glicine 2007 – Fay

Lo ammetto: la Sassella per me - e non solo - rappresenta la sottozona che più si fa notare per eleganza e longevità, sempre pronta a regalarci vini preziosi e mai banali. Ci accostiamo ai suoi vini con questo prodotto dell’azienda del giovanissimo Fay, che prende il nome dalla pianta che cresce sullo sperone di roccia posto quasi a custodia al di sopra del vigneto. Dodici i mesi in barrique per una produzione complessiva di 4300 bottiglie. Agli occhi subito cogliamo un rubino con evidente tonalità granata. Al naso il sentore di viola e di liquirizia, un pizzico di buon legno con una leggera speziatura. In bocca perfetta corrispondenza gusto-olfattiva, ottimo equilibrio ma con un pizzico di alcolicità in evidenza. Persistenza non lunghissima, un vino che sicuramente ha bisogno ancora di riposo in cantina. Da abbinarsi ai grandi piatti strutturati della Valle. 85-90 pt.

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